È da un po’ di tempo che volevo scrivere questo post. Da quando ho visto il film
Black Swan di Darren Aronofsky, con Natalie Portman e Vincent Cassel. Il film, presentato all’apertura della Mostra del Cinema di Venezia nel 2010, racconta la messa in scena de
Il lago dei cigni da una compagnia di balletto; dove il direttore decide di sostituire la prima ballerina, scatenando così la rivalità tra ballerine. La nuova prima ballerina si ritroverà a dover interpretare Odette (il cigno bianco) e Odile (il cigno nero) e a sondare il suo io più profondo, per trovare l’oscuro cigno nero che è in lei.
Il lago dei cigni è forse il più famoso e conosciuto, anche da chi non è un esperto, tra i balletti di danza classica. Musicato da Cajkovskij, fu composto tra il 1875 e il 1876; strutturato in quattro atti, fu messo in scena per la prima volta al teatro Bolshoi di Mosca nel 1877. La storia parla della principessa Odette che, trasformata in cigno di giorno e in fanciulla di notte da uno stregone, si innamora del principe Siegfried. Il loro amore viene contrastato dallo stregone Rothbart e dalla figlia Odile, che si presenta con l’aspetto di Odette per confondere e far innamorare il principe. Esistono, due finali alternativi al racconto. Nel primo Siegfried, accortosi dell’inganno, combatte contro lo stregone ma ha la peggio, così per amore di Odette, prende la spada e si uccide spezzando l’incantesimo, Odette non è più cigno, mentre Siegfried torna in vita e insieme possono coronare il loro sogno d’amore. Nel secondo, invece, Siegfried corre da Odette, che morente piange il suo destino. I due si ricongiungono, ma una tempesta li inghiotte nel lago, e solo alla fine di questa le loro anime si riuniranno.
Ciò che più colpisce di questa storia e della sua rappresentazione è il dualismo cigno bianco/cigno nero, non a caso nel balletto entrambi i ruoli vengono interpretati dalla stessa ballerina. Bianco e nero, sacro e profano, bene e male.
Questo poi mi fa pensare alla
Teoria del cigno nero, elaborata da Nassim Nicholas Taleb, il quale usa il termine cigno nero per indicare un qualsiasi evento che va oltre ogni aspettativa. La storia è un po’ questa: Per un europeo del XVI secolo i cigni potevano essere solo di colore bianco; addirittura “cigno nero” era una dichiarazione comune di impossibilità, riferendosi alla frase latina “rara avis in terris nigroque simillima cygno”, ovvero un uccello raro nelle terre assomiglia a un cigno nero, frase ovviamente detta in un tempo in cui i cigni neri ancora non esistevano, o meglio non erano conosciuti. Questa convinzione sopravvisse fino a quando nel mondo conosciuto, l’Europa, ci furono solo cigni bianchi. Durante una spedizione olandese in Australia fu scoperto il cigno nero, e la percezione di ogni europeo dovette cambiare. Il termine quindi si trasforma, ciò che prima era impossibile può essere cambiato, ridefinito, smentito; si cerca sempre di trovare una causa a tutti gli eventi, basando le proprie convinzioni o ipotesi sulla propria esperienza passata. Taleb sostiene che non potremmo mai prevedere gli eventi più importanti, perché non sono mai accaduti, ma gli eventi casuali e completamente imprevisti accadono continuamente. Esempi presi dalle teorie di Taleb di eventi che finché non sono successi nessuno poteva prevederli sono: la prima guerra mondiale, l’11 Settembre, il personal computer, Internet. I criteri su cui Taleb fonda la teoria del cigno nero sono principalmente tre:
- l’evento è una sorpresa per l’osservatore, poiché prima di accadere si trova al di fuori delle aspettative comuni;
- l’evento ha un impatto maggiore, dopo la sua prima apparizione che provoca un forte impatto;
- l’evento viene razionalizzato che col senno di poi lo si poteva prevedere, la natura umana ci fa trovare delle scuse, delle spiegazioni, dopo il fatto, rendendolo così spiegabile e prevedibile.
Come dice Taleb: “Un piccolo numero di Cigni Neri spiega quasi tutto nel nostro mondo, dal successo delle idee e delle religioni, alla dinamica degli eventi storici, agli elementi della nostra vita personale”.
Non posso non inserire come finale Matthew Bourne e il suo personalissimo
Swan Lake: